LE PAGINE DEL CAP IL NIDO DEI CANARD Testo e foto di Mario Pozzini |
Volare Sport n. 184 Aprile 1999
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| In provincia di Varese c'è un laboratorio dove hanno preso forma ben cinque canard progettati da Burt Rutan. Adesso sono "in cantiere" un biposto Berkut, modificato per attraversare l'Oceano Atlantico, e un veloce Cozy, la "famigliare del cielo". Ecco chi li ha costruiti e come voleranno | ||
| Nel Club
Aviazione popolare siamo soliti distinguere i costruttori in tre "strane"
categorie. Ci sono i "falegnami", cioè coloro che fabbricano aeroplani in
legno; i "metallari", che nulla hanno a che fare con il rock ma sanno tutto in
fatto di leghe leggere; e infine i "plasticari", ovvero coloro che potrebbero
insegnare all'università come utilizzare i materiali compositi. Carlo Chignoli di
Gerenzano (VA), appartiene a quest'ultima categoria e in Italia è considerato il
personaggio di riferimento per le costruzioni amatoriali. Carlo cresciuto
professionalmente nella sala prove della Isotta Fraschini di Saronno, e da quando ha
assemblato un ULM tubi e tela Weendhopper nel 1982, il suo atèlier ha visto
prendere forma diversi aeroplani, come il VeriEze di Luca Castelfranchi, quello di
Benedetto Damiani di Biella, i LongEze del milanese Piero Ferreri e di Roberto
Carluccio di Seriate (BG), e naturalmente il suo, immatricolato I-KARL. Il suo laboratorio
è veramente il posto ideale per sviluppare questi kit: c'è infatti uno studio dove
consultare i disegni e poter completare i calcoli, un locale per il taglio dei tessuti e
la stesura della resina, e infine un terzo grande spazio con il soffitto sufficientemente
basso per poter controllare facilmente la temperatura ambiente. Qui attualmente ci sono un
Berkut in avanzato stato di lavorazione e un Cozy, che per essere terminato avrà però
bisogno ancora di molte ore di lavoro. Il colpo d'occhio che offre il Berkut è veramente
emozionante: a prima vista colpisce molto la sua robustezza strutturale, mentre la forma
aerodinamica evidenzia la ricerca di velocità cercata dal progettista. In particolare, le
dimensioni della fusoliera lasciano immaginare la presenza di un impianto propulsivo
potente, al top delle costruzioni amatoriali. Il proprietario di questo bolide è Eugenio
Balbi, ex pilota militare di MD 11 dell'Alitalia, che da buon"pilotone" desidera
un aeroplano strumentato da executive, con gli indicatori del pannello principale ripetuti
su quello del passeggero e un'avionica firmata Collins. Una delle altre caratteristiche
fondamentali del Berkut è l'incremento della sua autonomia, risolto con l'installazione
di alcuni serbatoi ausiliari nelle semiali per un totale di 40 litri. Non solo, ma per
completare l'opera è allo studio la possibilità di adottarne anche due esterni e di
montare un impianto per l'erogazione dell'ossigeno. Tutto ciò potrebbe apparire
eccessivo, ma conoscendo Eugenio abbiamo capito che desiderava arrivare in volo fino a
Oshkosh, negli States. Ma veniamo alle caratteristiche tecniche del Berkut. Il
motore che verrà installato è un Lycoming IO 540 da 260 cavalli, mentre il carrello
d'atterraggio è retrattile, dotato di un comando elettro-idraulico e di un attuatore
manuale a cavi. Le cappottine trasparenti montate sulla fusoliera sono due, hanno un
notevole spessore e una forma che ricorda quelle montate sul mitico F 4 Phantom. Di
conseguenza le dimensioni interne dei due abitacoli disposti in tandem sono superiori a
quelle del LongEze, dal quale il Berkut deriva, quindi più comodi ed adatti per i voli a
lungo raggio. Purtroppo, come sempre accade, anche questa soluzione presenta il suo lato
negativo: per raggiungere il sedile posteriore il passeggero deve compiere qualche
movimento da contorsionista. La velocità di crociera prevista dal progetto è di circa
380 km orari a 8.000 piedi, mentre la Vne è stata calcolata a 563. Il primo volo del
Berkut? I lavori sono molto avanzati, così i due amici sperano di vederlo decollare nella
primavera del 2000, quando il nuovo aereo uscirà dal "nido dei canard". Poco
distante dalla fusoliera del Berkut c'è il Cozy di Massimo Bonicelli, un altro canard ad
alte prestazioni che può ospitare, secondo la versione, da due a quattro posti. Avevamo
parlato di questo velivolo lo scorso anno visitando l'officina di Gino Manfredda (vedi VOLARE
Sport n. 170, febbraio '98), e ora speriamo di poter presto assistere al loro roll-out.
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Un esemplare di Berkut in volo
Come apparirà il Cozy di Massimo Bonicelli una volta completati i lavori
A sinistra, il segretario del CAP Alfredo Alemanni mostra uno dei piani canard del Berkut; a destra, il bravo Chignoli, ormai soprannominato Il "mago" dei materiali compositi, posa davanti al canard che volerà fino in America per partecipare al Fly-In di Oshkosh.
La copertura della semiala destra
L'interno della stessa semiala dove sono stati ricavati i serbatoi ausiliari
Come appare la fusoliera del Cozy nel laboratorio del socio Carlo Chignoli
La solida struttura del Berkut
A sinistra, una foto che evidenzio il profilo delle semiali e, a destra, l'abitacolo con il pannello degli strumenti
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Oreste Muccilli
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Ultimo aggiornamento 22/09/05